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Norma convenzionale discriminatoria e principi comunitari

Valerio Ficari, Professore ordinario di Diritto tributario, Università di Roma “Tor Vergata”, Avvocato in Roma

La ripartizione della sovranità impositiva effettuata con le norme convenzionali è un’espres­sione di autonomia nazionale le cui conseguenze discriminatorie non possono essere sindacate rispetto ai principi ed alle libertà fondamentali comunitarie anche quando si basino sulla differente sia residenza che cittadinanza.

PAROLE CHIAVE: residenza - cittadinanza - pensioni

Conventional discriminatory rules and community principles

The distribution of tax sovereignty carried out with conventional rules is an expression of national autonomy whose discriminatory consequences cannot be syndicated with respect to the fundamental principles and freedoms of the community, even when they are based on different residence and nationality.

Nota a Corte di Giustizia UE, 30 aprile 2020, cause C-168/19 e C-169/19,
H.B. e I.C. c. Istituto Nazionale della Previdenza Sociale (INPS)

 

1. Nella sentenza in epigrafe due cittadini italiani ex impiegati del settore pubblico italiano dopo aver trasferito la loro residenza fiscale in Portogallo avevano chiesto all’Inps di non applicare la ritenuta alla fonte a titolo di imposta sulla pensione pubblica loro erogata dall’Inps ritenendo l’erogazione assoggettabile alle sole imposte portoghesi.

L’Inps negava espressamente ritenendo che la non imponibilità spettava ai sensi dell’art. 19 della Convenzione Italia-Portogallo solo per le pensioni private e non anche per quelle pubbliche per la cui non imponibilità era necessario aver acquisito oltre alla residenza tributaria anche la cittadinanza in Portogallo.

A seguito dell’azione di accertamento positivo del diritto ad ottenere la pensione al lordo della ritenuta italiana, la Corte dei Conti rimise alla Corte di Giustizia europea la questione di legittimità comunitaria in quanto la norma nazionale che assoggetta(va) a due regimi fiscali diversi pensioni private e pubbliche a parità di residenza estera in un altro Stato membro costituirebbe un ostacolo alla libertà di circolazione e soggiorno ex art. 21 TFUE nonché una discriminazione (fiscale) basata sulla residenza vietata ex art. 18 TFUE.

La Corte di Giustizia ha ritenuto che:

– gli artt. 18 e 21 TFUE non impediscono ai singoli Stati di ripartire in modo diverso la competenza tributaria anche sulla base del solo elemento della semplice natura pubblica o privata del soggetto erogante facendo prevalere il criterio della fonte anche quando le due [continua ..]

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