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Destinazione a finalità estranee e comodato al socio: la cassazione sposa una discutibile interpretazione estensiva

Silvia Giorgi, Dottore di ricerca, Università di Chieti-Pescara

La Cassazione ritiene che l’art. 86, comma 1, lett. c), TUIR (destinazione dei beni a finalità estranee all’esercizio dell’impresa) includa tra le fattispecie che danno luogo a plusvalenze patrimoniali qualsivoglia fuoriuscita del bene dalla sfera dell’impresa, anche in assenza del mutamento della titolarità del bene medesimo. Sulla scorta di tale principio di diritto la Corte ha ritenuto che l’uso dell’immobile da parte del socio, in assenza di corrispettivo, riguardando un bene strumentale, dia luogo a plusvalenza tassabile, anche qualora la società conservi la proprietà del cespite.

PAROLE CHIAVE: destinazione a finalitÓ estranee - plusvalenze - plusvalenze immobiliari - beni strumentali

Destination of assets for extra-business purposes and use of real estates by shareholders: the italian supreme court gives a very questionable overbroad interpretation

The Supreme Court considers that art. 86, par. 1, lett. c) of the TUIR (destination of assets for extra-business purposes) involves any “exit” of assets, even when the ownership of the asset does not change. On the basis of this principle, the Court stated that the mere use of real estates by shareholders, without consideration, produces a taxable capital gain, if it involves an asset owned by the company.

Nota a Cassazione, sez. V, 23 luglio 2020, n. 15753

 

1. L’ordinanza 23 luglio 2020, n. 15753 della Corte di Cassazione è di estremo interesse (si veda anche il commento di FICARI, Destinazione a finalità extraimprenditoriali e contratto di comodato: Cassazione alla deriva?, in Boll. Trib., 2020, 22, p. 1687) per almeno due principi di diritto: l’uno sull’inter­pretazione della fattispecie della destinazione a finalità estranee ex art. 86 TUIR; l’altro sulla nozione di “beni strumentali”, in quanto, secondo la Suprema Corte, per una società immobiliare l’attività di locazione a terzi degli immobili rientra pienamente nell’oggetto dell’attività di impresa e, pertanto anche il fabbricato a destinazione abitativa non è “bene meramente patrimoniale” ma “bene strumentale”, con conseguente deducibilità delle quote di ammortamento.

In questa sede, tuttavia, ci si concentrerà esclusivamente sul primo principio evidenziato, con cui la Corte di Cassazione vira verso un’inter­pretazione estensiva e recisamente antiformalista della fattispecie di cui all’art. 86, comma 1, lett. c), TUIR, che, com’è noto, annovera tra le ipotesi fiscalmente rilevanti ai fini dell’individuazione di plusvalenze patrimoniali (tra i contributi monografici, FALSITTA, Studi sulla tassazione delle plusvalenze, Milano, 1991, p. 161; MICCINESI, Le plusvalenze d’impresa. Inquadramento teorico e profili ricostruttivi, Milano, 1993) quella della “destinazione dei beni a finalità estranee all’esercizio dell’impresa”. Tale fattispecie è generalmente considerata una norma di chiusura del sistema che mira a [continua ..]

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