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Il credito d'imposta “revolving” nelle accise

Damiano Peruzza, Assegnista di Ricerca, Università Cattolica del Sacro Cuore

La sentenza conferma la natura “revolving” del credito d’imposta nelle accise sull’energia elettrica e il gas naturale. Secondo la Cassazione, il credito di accisa si rinnova annualmente, sicché, in costanza del rapporto tributario, non trova applicazione la decadenza biennale prevista dall’art. 14 TUA per l’esercizio del diritto al rimborso.

PAROLE CHIAVE: accise - credito d’imposta - conto corrente - rimborso - decadenza

The “revolving” tax credit in excise duties

The ruling represents the validation of the tax credit’s “revolving” nature theory on excise duties on electricity and gas. According to the Supreme Court, the excise tax credit is annually renewed, so that, during the tax relationship, the 2-year time limit provided for excise refund by Art. 14, T.U.A. doesn’t apply.

Nota a Cassazione, sez. V, 6 ottobre 2020, n. 21372

 

1. La sentenza in commento affronta la tematica del rimborso delle accise sull’energia elettrica e il gas naturale, soffermandosi sulla natura del credito d’imposta e sulla (non) applicabilità in relazione ad esso del termine di decadenza biennale previsto per il rimborso delle accise dall’art. 14, D.Lgs. n. 504/1995, c.d. Testo Unico Accise.

La questione interpretativa concerne la portata dell’art. 14 TUA, disposizione che prevede la facoltà di esercitare il diritto al rimborso delle accise, a pena di decadenza, entro due anni dal versamento indebito: «L’accisa è rimborsata quando è indebitamente pagata. Il rimborso deve essere richiesto, a pena di decadenza, entro due anni dal pagamento» (in senso analogo, l’art. 56 TUA relativo all’accisa sull’energia elettrica).

La formulazione generica della disposizione non permette di individuare con chiarezza il momento di decorrenza del termine biennale di decadenza, e più in generale la sua applicabilità, nelle ipotesi in cui il rimborso abbia ad oggetto i c.d. crediti di imposta emergenti dalle dichiarazioni di consumo presentate dai soggetti passivi dell’accisa.

Tali crediti, in effetti, non derivano da pagamenti “indebiti”, ma scaturiscono dal meccanismo di versamento delle accise imposto dalla legge, che prevede il pagamento di acconti mensili commisurati sulla base dei consumi dell’anno precedente, con un eventuale versamento o l’emersione di un credito a conguaglio nel mese di marzo dell’anno successivo, nel quale viene presentata la dichiarazione di consumo annuale.

In queste ipotesi, l’eventuale versamento in eccesso degli acconti fa emergere alla [continua ..]

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