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25/11/2021
Interventi in chiaroscuro della Cassazione sui presupposti del raddoppio dei termini di accertamento: tempus regit actum aut actionem


argomento: Principi generali e fonti - Giurisprudenza

La sezione sesta della Corte di Cassazione è recentemente intervenuta con tre distinte ordinanze sui presupposti del c.d. raddoppio dei termini di accertamento delle imposte sui redditi e dell’IVA. La Corte ha esaminato le ipotesi in cui, tra il momento in cui si è verificato il fatto da cui deriva l’obbligo di denuncia per uno dei reati di cui al d.lgs. n. 74/2000 e quella del suo accertamento ad opera dell’amministrazione finanziaria o del giudice tributario, siano intervenuti mutamenti nella qualificazione del reato. Ciò a seguito di un intervento del legislatore penale (ipotesi di sopravvenuta abolitio criminis) ovvero dell’ufficio accertatore (casi di “derubricazione” in sede di accertamento di frodi/operazioni inesistenti a operazioni esistenti ma antieconomiche/non inerenti). In due delle tre ordinanze la Cassazione è giunta a conclusioni che sembrano strettamente legate al caso oggetto del giudizio, accompagnate tuttavia da obiter dicta su cui pare utile soffermarsi. Con l’ordinanza n. 23274/2021, viceversa, la sezione filtro ha opportunamente rinviato la questione alla sezione tributaria delineandone accuratamente i relativi termini, non senza offrire spunti di riflessione.

PAROLE CHIAVE: raddoppio dei termini - abolitio criminis - tempus regit actum


COMMENTO

di Giovanni Panzera da Empoli

La rilevanza penale degli illeciti tributari ha ben note conseguenze ai fini del procedimento di accertamento delle imposte sui redditi e dell’IVA. In relazione ai periodi d’imposta anteriori a quello in corso al 31 dicembre 2016, infatti, l’Agenzia delle Entrate può [continua ..]

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