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Ancora intorno alla legittimità costituzionale dell´art. 32, d.p.r. n. 600/1973

Federico Rasi, Professore associato di Diritto tributario, Università degli Studi del Molise

L’ordinanza rimette di nuovo alla Corte costituzionale il problema della legittimità delle presunzioni alla base delle indagini bancarie. La Commissione ravvisa una disparità di trattamento tra imprese e professionisti e lamenta l’effettiva possibilità di giustificare le somme contestate dall’Agenzia delle Entrate.

Parole chiave: indagini finanziarie; imprese; liberi professionisti; costi.

Still on the constitutional legitimacy of art. 32, presidential decree no. 600 of 1973

The Ordinance refers again to the Constitutional Court the problem of the legitimacy of the presumptions underlying bank investigations. The Tax Court identifies a disparity of treatment between companies and professionals and complains about the actual possibility to justify the amounts contested by the Revenue Agency.

Keywords: financial investigations; businesses; freelancers; costs.

1. L’ordinanza in commento riporta all’attenzione della Corte costituzionale la questione della validità delle presunzioni alla base delle indagini finanziarie (sul tema cfr. Viotto, Recenti modifiche normative in tema di accertamenti bancari: tra tutela del diritto alla riservatezza ed interesse generale alla repressione dell’evasione, in Riv. trim. dir. trib., 2017, 3-4, p. 819; Amatucci, Le indagini bancarie nella determinazione del maggior reddito tassabile, in Riv. dir. trib., 2010, 11, p. 1019; Fransoni, Indagini finanziarie”, diritto alla riservatezza e garanzie “procedimentali”, in Corr. trib., 2009, 44, p. 3587).

La questione origina dall’impugnazione innanzi alla Commissione Tributaria Provinciale di Arezzo di un avviso di accertamento con cui l’Agenzia delle Entrate, dopo essersi avvalsa dei poteri di cui all’art. 32, D.P.R. n. 600/1973, rilevava la presenza di versamenti e prelevamenti non giustificati sui conti correnti riconducibili al medesimo contribuente. A tale pretesa, il contribuente opponeva il fatto che non si fosse tenuto conto, se non in parte, delle giustificazioni offerte e, con riferimento ai movimenti rimasti privi di giustificazione, chiedeva al giudice di valutarne il significato in merito ai tempi, all’ammontare e al contesto complessivo, in particolare evidenziando come egli avesse «diritto a vivere e sostenere anche spese personali».

2. Viene ricordato come l’assetto attuale si debba essenzialmente alle sentenze n. 225/2005 e n. 228/2014 della Consulta (Comelli, L’accertamento bancario tra principio di eguaglianza e principio di capacità contributiva, in GT-Riv. giur. trib., 2005, 9, p. [continua ..]

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