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Il “superbonus edilizio”: un'opportunità per la riconversione energetica del patrimonio immobiliare italiano *

Nicolò Treglia, Dottorando di ricerca in Diritto tributario, Università di Bari

L’introduzione del “superbonus edilizio” ad opera dell’art. 119 del D.L. n. 34/2020 intende da un lato promuovere l’incremento dell’efficienza energetica del patrimonio immobiliare e, dall’altro, favorire la ripresa dell’edilizia, duramente colpita dal lockdown. Si tratta di un’agevolazione, con una percentuale di detraibilità senza precedenti, che va analizzata con attenzione, per coglierne la sinergia con i più recenti orientamenti in materia di economia circolare e per individuare le (non poche) criticità che dovranno essere al più presto rimosse.

PAROLE CHIAVE: agevolazioni tributarie - superbonus - riconversione energetica - economia circolare

The “building superbonus”: an opportunity to improve energy efficiency of italian real estate assets

The introduction of “building superbonus” through art. 119 of the legislative decree n. 34/2020 intends at the same time to improve energy efficiency of real estate assets and to encourage the recovery of the construction sector, hardly hit by lockdown. It is a tax expenditure, with an unprecedented rate of deductibility, which needs to be carefully examined in order to capture synergies with the most recent guidelines on circular economy and to identify many critical points that shall be removed as soon as possible.

1. Nell’ultimo decennio si è registrata una crescente sensibilità da parte della collettività verso la tutela dell’ambiente e la promozione di politiche di sviluppo sostenibile. È ormai innegabile che l’equilibrio del Pianeta sia messo in pericolo da una serie di emergenze ambientali causate soprattutto da attività antropiche che provocano una serie di mutamenti, non sempre reversibili, sull’ambiente. Temi quali inquinamento di terra, acqua, aria, risorse naturali scarse, consumo del suolo, cambiamenti climatici, hanno via via raggiunto posizioni di rilievo nelle politiche degli esecutivi di quasi tutto il mondo che, ormai, non possono più eludere l’introduzione di strumenti economici idonei a prevenire gli effetti dannosi causati da sostanze inquinanti. L’attuale paradigma economico, costruito sullo sfruttamento di risorse naturali scarse e sul­l’eccessivo inquinamento atmosferico causato dai gas serra, necessita di un’immediata inversione di rotta.

Tra le risorse naturali limitate e, sostanzialmente, non rinnovabili occupa un ruolo primario il suolo il cui utilizzo, in seguito all’occupazione dell’uomo, comporta conseguenze irreversibili in termini di desertificazione, dissesto del territorio e distruzione delle biodiversità. In Italia il consumo di suolo è stato quantificato nel 2018 in circa 23.000 kmq (oltre il 7,5% dell’intero territorio nazionale), con un trend in costante crescita – tra le più elevate in Europa – che rileva un incremento di 14 ettari al giorno. Il fenomeno è ascrivibile, in via principale, al comparto edile in virtù della costruzione di nuovi fabbricati. Sin dagli anni ’60 in Italia si è assistito ad un diffuso abusivismo a seguito della crescita della domanda di abitazioni e al contestuale aumento del potere d’acquisto delle famiglie. Pure negli anni a [continua ..]

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