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Decretazione d´urgenza vs. Regolamento governativo nella definizione di una disciplina generale di attuazione dell´imposta di soggiorno (considerazioni a margine del D.l. 19 maggio 2020, n. 34)

Gianluca Selicato

Il c.d. ‘decreto rilancio’, convertito dalla L. 17 luglio 2020, n. 77, contiene, tra l’altro, una significativa modifica della disciplina del­l’imposta di soggiorno. I nuovi assetti sono destinati a ridurre l’autonomia periferica nella disciplina degli adempimenti a carico del gestore della struttura ricettiva. Al tempo stesso, dovrebbero assegnare contorni più nitidi alle conseguenze giuridiche del tardivo o omesso riversamento al Comune del tributo prelevato dall’utente-ospite della struttura. Si tratta di un profilo particolarmente delicato attese le conseguenze abnormi cui ha fino ad oggi condotto il particolare rigore della risposta sanzionatoria, sia amministrativa che penale, al ritardato o omesso (ri)versamen­to alle casse comunali delle somme riscosse dal gestore della struttura ricettiva.

Urgent decree vs. Government regulation in the definition of a general discipline for the implementation of the tourist tax (considerations on d.l. 19 maggio 2020, n. 34)

The so-called ‘Relaunch Decree’, converted by Law 17 July 2020, n. 77, contains, among other things, a significant change in the rules on the Tourist taxation. The new arrangements are designed to reduce peripheral autonomy in the regulation of obligations borne by the manager of the accommodation facility. At the same time, they should assign clearer outlines to the legal consequences of late or omitted reimbursement to the Municipality of the tax levied by the user-guest of the facility. This is a delicate profile due the abnormal consequences of the severity of the sanctioning response, both administrative and criminal, that has led to the delayed or omitted (re) payment to the municipal coffers of the sums collected by the manager of the accommodation facility.

  1. In epoca di Covid-19, tra le maglie della decretazione d’urgenza che punta a sostenere e rilanciare l’economia ‘sospesa’ del Paese, ha fatto capolino, senza troppo clamore, una significativa modifica della disciplina dell’imposta di soggiorno. Più in dettaglio, la novella contenuta nel D.L. 19 maggio 2020, n. 34 (c.d. ‘decreto rilancio’, convertito con modificazioni dalla L. 17 luglio 2020, n. 77), coinvolge il regime sanzionatorio del tributo che, da un po’ di tempo a questa parte, innesca contenziosi in sede civile, amministrativa e penale. Alla base dei dissidi si colloca, principalmente, un disordinato esercizio della potestà regolamentare comunale che solo in parte è dovuto alla fisionomia del tributo proprio comunale. Infatti, per quanto l’autonomia impositiva periferica legittimi l’adozione di eterogenei modelli organizzativi e differenti modulazioni del prelievo (non necessariamente espressive di strategie diversificate in funzione delle caratteristiche dei sistemi turistici locali), la varietà dei regimi sanzionatori previsti dai regolamenti non sempre risulta riverente della natura degli obblighi e adempimenti di ciascuna categoria di soggetti coinvolti nel prelievo. Accanto all’ospite della struttura turistica – soggetto passivo del tributo che è tenuto al suo versamento – si colloca infatti il gestore della struttura medesima, chiamato ad assolvere funzioni particolarmente ampie che muovono da quella informativa ma si proiettano anche nella fase accertativa e, soprattutto, in quella riscossiva con conseguenti assunzioni di responsabilità ripetutamente scandagliate dalle Corti del merito e di legittimità e dalla magistratura contabile. Al Comune, infine, competono l’istituzione e la disciplina di dettaglio del tributo, il ruolo più rilevante nella fase dell’accertamento, nonché la funzione [continua ..]

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